- Escursionismo, Seniores, Senza categoria
La notte precedente un intenso temporale, accompagnato da una violenta grandinata, aveva interessato il versante aquilano del Gran Sasso, lasciandoci qualche dubbio sulle condizioni che avremmo trovato lungo il percorso. Alla partenza il cielo si presenta però sereno e, dopo le consuete operazioni di sistemazione delle auto e un breve briefing, siamo pronti a partire. Al bivio della sempre malridotta strada che sale al parcheggio del Rifugio Panepucci, dopo il bivio di Campotosto, incontriamo la simpaticissima Alexandra, una Socia dell’Aquila che contribuirà a abbassare l’ età media del gruppo.
Imbocchiamo il sentiero CAI 112 e , dopo un breve tratto di sterrata, siamo nella fresca faggeta. Fin dai primi passi sono evidenti gli effetti del maltempo: il sottobosco è ricoperto di foglie e piccoli rami spezzati, mentre nelle zone più ombrose troviamo ancora numerosi chicchi di grandine, rimasti intatti dopo la notte. L’aria è fresca e il bosco profuma di terra bagnata, rendendo particolarmente piacevole la salita verso il Rifugio Antonella Panepucci Alessandri (1.847 m), dove ci fermiamo per una breve sosta, osservando con piacere l’avanzamento dei lavori di ricostruzione.
Riprendiamo il cammino e in circa venti minuti raggiungiamo il Passo del Belvedere. Da qui proseguiamo, percorrendo l’ampio crinale che separa la Valle della Ienca dalla Val Chiarino. La limpidezza dell’aria ci regala panorami di grande respiro e, per gran parte dell’escursione, la vista del Lago di Campotosto ci accompagna, comparendo continuamente alla nostra sinistra tra i dolci saliscendi del crinale. I pascoli d’alta quota sono impreziositi dalla fioritura della genziana maggiore (Gentiana lutea), i cui caratteristici fiori gialli risaltano tra il verde dei prati. Incontriamo inoltre diverse mandrie di bovini e gruppi di cavalli al pascolo, presenza tipica di questi ampi spazi del Gran Sasso, dove la tradizione della pastorizia continua a modellare il paesaggio.
Giunti nei pressi del laghetto di Camarda, ormai fortemente ridotto a una pozza dalla prolungata siccità, lasciamo il sentiero principale per affrontare la salita al Monte Morrone (2.067 m). Raggiunta la vetta e valutate le condizioni meteorologiche, decidiamo di proseguire anche verso il vicino Pizzo Camarda (2332 m), aggiungendo così una seconda cima all’itinerario della giornata.
La discesa lungo il sentiero che scende in Val Chiarino richiede attenzione nei tratti più ripidi e detritici, prima di condurci fino al Rifugio Fioretti, dove ci concediamo una meritata pausa. Ripartiamo nuovamente immersi nella faggeta, anche qui il bosco conserva i segni del violento temporale della notte precedente: alcuni alberi e numerosi rami caduti ci obbligano a brevi aggiramenti, senza tuttavia creare particolari difficoltà. Nel tardo pomeriggio rientriamo al punto di partenza dopo aver percorso circa 22 chilometri e superato un dislivello positivo di circa 1.250 metri. Un itinerario lungo e impegnativo, ma estremamente appagante, che ci ha permesso di attraversare alcuni degli ambienti più selvaggi del Gran Sasso, in una giornata caratterizzata da panorami sempre diversi, dalla natura rigogliosa dopo il temporale condividendoli con il Gruppo Seniores CAI Teramo. BUONA MONTAGNA E ALLA PROSSIMA
TESTO G.U.


















