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Dopo circa un’ora di cammino da Nerito, lungo una carrareccia che risale la valle, siamo entrati nel cuore del Fosso di Nerito, dove il paesaggio cambia completamente.
Qui il sentiero si avvicina al torrente Rocchetta e inizia a seguirne il corso tra cascatelle, pozze limpide, marmitte e rocce levigate tipiche dell’ambiente fluviale appenninico con vegetazione fitta e rigogliosa. Il rumore dell’acqua accompagna costantemente il cammino, in un ambiente fresco e selvaggio tipico del trekking fluviale.
Risalendo il fosso, tra tratti ombrosi, passaggi più aperti e attraversamenti di piccoli fossi laterali , si percepisce chiaramente la forza modellatrice dell’acqua e della montagna. Il percorso è un continuo alternarsi di piccoli scenari naturali, dove il torrente resta sempre il protagonista assoluto.
Uscendo dal tratto fluviale abbiamo raggiunto la Fonte Favacchiole, che era in secca e poco dopo finalmente il bosco ha lasciato spazio ai grandi pascoli d’altura. Qui il panorama si è aperto improvvisamente sulle pendici del Monte Corvo, imponente e dominante ,con la cresta e i suoi canali ancora innevati, su tutta la valle .
La luce e il Sole ci hanno accompagnato , tra prati fioriti , antiche tracce pastorali e cippi risalenti agli anni 20 del secolo scorso testimoni di piccoli tratturi . La vista ha spaziato dal Camarda al San Franco verso occidente mentre avanti il Colle delle Monache e ancora più lontano il Mozzone delimitavano i confini . Superato il corridoio che riporta in val Chiarino ecco siamo alle pendici del Colle delle Monache.
In questo tratto è importante segnalare una criticità: il sentiero che attraversa la zona del Colle delle Monache risulta ostruito da tronchi e materiale legnoso a seguito di una slavina, rendendo il passaggio difficoltoso. Il tracciato è poco visibile e sarebbe necessario un intervento di ripristino e pulizia del sentiero per garantire una percorrenza sicura e continua.
Superato il nostro percorso di guerra tra rami e tronchi finalmente i suggestivi Prati di Incodara, ampi e silenziosi, circondati da boschi , pascoli e con il loro rifugio semiabbandonato. avamposto della civiltà . Tornati nell’ombra della splendida faggeta è iniziata la discesa accompagnati dalla luce filtrata del sottobosco per tornare finalmente verso l’abitato di Nerito.
Questa giornata resterà con noi a lungo, come ricordo vivo e nitido.
Non dimenticheremo il forte contrasto tra l’ambiente ombroso del bosco, il fragore del torrente Rocchetta con le sue cascate, le rocce muschiose e la luce viva con colori accesi delle pendici del Monte Corvo, dove tutto cambia: il rumore dell’acqua si allontana trasformandosi in quiete e panorami profondi, con il Corvo immobile guardiano di questi spazi silenti d’alta quota.
Un’esperienza da consigliare a chi ama una montagna diversa, fatta di suoni, colori e silenzi che si rivelano solo dove l’uomo non arriva.
Testo G.U. Foto F.S. Aquilini




















