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IL CUORE NASCOSTO DI CAMPO IMPERATORE GIOVEDI’26 FEBBRAIO


Il cuore nascosto di Campo Imperatore

 quello che pochi conoscono .

Qui siamo lontani dalle piste, dalle sciovie e dai panorami più fotografati, l’altrove  di Campo Imperatore quello  selvaggio e sospeso tra due mondi. Camminare qui  alla fine dell’Inverno svela il volto nascosto, non sembra  di trovarsi in Italia. più che negli Appennini, sembra di camminare in Asia centrale. Si parte quando l’aria è ancora tagliente e il Sole fatica a scaldare l’altopiano qui in questa salita iniziale domina la mole severa del Gran Sasso d’Italia. La neve non è più compatta come a Gennaio: si alternano tratti ancora bianchi e croccanti ad altri dove il vento ha scoperto la terra bruna e l’erba secca ; poi giù  si scende verso Valle Fredda  dove piccoli i laghetti sono ancora coperti da una crosta di ghiaccio opaco, segnata da crepe sottili. Attorno, il terreno è brullo, quasi lunare con strisce di neve persistente . Nessun albero interrompe l’orizzonte. Solo spazio, vento e silenzio. E poi ecco la nave fantasma  il relitto testimone della storia di questi luoghi  “Santa Maria del Monte” muri consumati dal gelo , pietre  consunte dal tempo spettatori  silenti  del nomadismo e  delle migliaia di armenti in  movimento sulle rotte transumanti  che per secoli hanno percorso questo territorio. Proseguiamo ,  come  antichi pastori e viandanti ci lasciamo alle spalle   le cime bianche del Gran Sasso e andiamo   ”  nell’altrove ” di Campo Imperatore. Siamo  nel cuore   più selvaggio e poco conosciuto di Campo Imperatore, frammento d’Asia nel cuore dell’Abruzzo, qui l’altopiano  assume ancora di più un marcato carattere centroasiatico : una pianura d’alta quota dove il cielo sembra più grande della terra e ogni riferimento umano si riduce a un punto lontano; una steppa d’alta quota sospesa tra terra e cielo, dove il senso di vastità e isolamento è totale solo  distese ondulate di erba secca color ocra, solo rari  e crinali bassi  modellati dal vento e lontani  rifugi pastorali in pietra . In  questo luogo tra  il Monte Carpesco  e il Monte Ruzza, il tempo sembra dilatarsi non c’è fretta :  solo vento, silenzio e lo spazio infinito qui la natura domina senza mediazioni, qui  la storia è  antica,  sospesa  tra passato e presente, tra inverno e primavera, tra la montagna alpina e la  steppa dimenticata, consegnando alla  nostra  memoria un luogo che pochi conoscono davvero.

Testo G.U.

FOTO A. PILOTTI

 

FOTO  F.S. AQUILINI