Il cuore nascosto di Campo Imperatore
quello che pochi conoscono .
Qui siamo lontani dalle piste, dalle sciovie e dai panorami più fotografati, l’altrove di Campo Imperatore quello selvaggio e sospeso tra due mondi. Camminare qui alla fine dell’Inverno svela il volto nascosto, non sembra di trovarsi in Italia. più che negli Appennini, sembra di camminare in Asia centrale. Si parte quando l’aria è ancora tagliente e il Sole fatica a scaldare l’altopiano qui in questa salita iniziale domina la mole severa del Gran Sasso d’Italia. La neve non è più compatta come a Gennaio: si alternano tratti ancora bianchi e croccanti ad altri dove il vento ha scoperto la terra bruna e l’erba secca ; poi giù si scende verso Valle Fredda dove piccoli i laghetti sono ancora coperti da una crosta di ghiaccio opaco, segnata da crepe sottili. Attorno, il terreno è brullo, quasi lunare con strisce di neve persistente . Nessun albero interrompe l’orizzonte. Solo spazio, vento e silenzio. E poi ecco la nave fantasma il relitto testimone della storia di questi luoghi “Santa Maria del Monte” muri consumati dal gelo , pietre consunte dal tempo spettatori silenti del nomadismo e delle migliaia di armenti in movimento sulle rotte transumanti che per secoli hanno percorso questo territorio. Proseguiamo , come antichi pastori e viandanti ci lasciamo alle spalle le cime bianche del Gran Sasso e andiamo ” nell’altrove ” di Campo Imperatore. Siamo nel cuore più selvaggio e poco conosciuto di Campo Imperatore, frammento d’Asia nel cuore dell’Abruzzo, qui l’altopiano assume ancora di più un marcato carattere centroasiatico : una pianura d’alta quota dove il cielo sembra più grande della terra e ogni riferimento umano si riduce a un punto lontano; una steppa d’alta quota sospesa tra terra e cielo, dove il senso di vastità e isolamento è totale solo distese ondulate di erba secca color ocra, solo rari e crinali bassi modellati dal vento e lontani rifugi pastorali in pietra . In questo luogo tra il Monte Carpesco e il Monte Ruzza, il tempo sembra dilatarsi non c’è fretta : solo vento, silenzio e lo spazio infinito qui la natura domina senza mediazioni, qui la storia è antica, sospesa tra passato e presente, tra inverno e primavera, tra la montagna alpina e la steppa dimenticata, consegnando alla nostra memoria un luogo che pochi conoscono davvero.
Testo G.U.
FOTO A. PILOTTI
FOTO F.S. AQUILINI


















