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Il gruppo si è mosso compatto la mattina presto da Roccacaramanico, imboccando il sentiero che sale alle spalle del borgo. Il primo tratto nella fitta faggeta del Parco Nazionale della Majella è stato affrontato con il passo lento e cadenzato concedendosi numerose pause per respirare l’aria fresca e ammirare la vegetazione. A quota 1670 metri la transizione ecologica è netta: il bosco lascia spazio ai pascoli e al carsismo fino a arrivare all’altopiano dello Iaccio della Madonna (1786 m), dove pascolano cavalli e bovini allo stato brado. Superando le doline superficiali e un parziale aggiramento siamo saliti sulla cresta, esposta ai venti occidentali, raggiungendo in successione la croce sommitale del Monte Morrone (2061 m) e la panoramica cresta di Cima Sulmona (2001 m), punti di osservazione privilegiati sulla Valle Peligna e sul Gran Sasso. Da quassù, la vastità del panorama a 360 gradi sulla Valle Peligna e sulle pareti della Majella ha ripagato l’impegno di tutti. qui si respira l”aria mistica e solenne che respirò l’eremita Pietro da Morrone diventato poi Papa Celestino V. Qui tra queste rocce e nei valloni più nascosti il Pontefice visse per anni in assoluta ascesi e preghiera, nel silenzio dei crinali, dove la vastità dello spazio invita naturalmente alla riflessione. Silenzio che diventa ancor più assordante e interiore quando si attraversa la zona di Mandra Castrata dove il pensiero va alle giovani Diana e Tamara vittime della violenza umana su questi crinali selvaggi , solitari e muti.Abbandonata l’alta quota ecco la discesa lungo i tornanti della Rava dell’Inferno (sentiero Q6), siamo sopra Roccacaramanico con il borgo bellissimo sotto di noi e scendendo ecco la spettacolare vista sulla Majella che si gode dalla piazzetta che ci riporta tra i vicoli accoglienti del paese in compagnia della luce pomeridiana che cambia la visione del paesaggio.
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Il borgo oggi quasi completamente spopolato, si presenta magnificamente recuperato e restaurato. Il paese è una terrazza panoramica sospesa sulla Valle dell’Orta, posizionato proprio di fronte al versante nord-occidentale del massiccio. Davanti a noi le pareti calcaree e le imponenti cime della “Montagna Madre” si stagliano nettamente sopra il fitto anfiteatro di boschi e faggete secolari, regalando un contrasto cromatico impressionante tra il bianco della roccia viva e il verde della vegetazione.
L’escursione è finita ?NO
Ancora c’è voglia di fermarsi, di indugiare , di girovagare per le viuzze che rivela proprio lo spirito che ci ha accompagnato: fatto di parole, aneddoti . pause di silenzio contemplativo, ascoltando il vento dei crinali e affrontando il cammino come un momento di benessere psicofisico e profonda rigenerazione.. TESTO G.U. FOTO GU. e F.S. AQUlLINI
















