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23 e 24 SETTEMBRE DAI BORGHI DELLA PIETRA ALLA VOCE DEL MONTE META :DUE GIORNI AL PARCO NAZIONALE ABRUZZO-MOLISE E LAZIO

                                                  DAI BORGHI DELLA PIETRA ALLA VOCE DEL META

Dai Borghi della Pietra alla Voce del Meta
GIORNO 1: Alla scoperta della Valle del Sagittario
Il viaggio comincia esplorando in totale tranquillità gli scenari storici e naturali della Valle del Sagittario, in una giornata limpida e rilassata, lontana dal turismo di massa.
Il Lago di San Domenico e il suo Eremo.
La prima tappa è lo spettacolare Lago di San Domenico. Parcheggiata l’auto, si attraversa a piedi il ponte-diga che scavalca le acque silenziose, dalle intense sfumature color smeraldo e turchese, per raggiungere direttamente l’Eremo di San Domenico. La chiesetta medievale è aggrappata alla roccia, solitaria, e custodisce la buia grotta del Santo. Senza la folla dei mesi estivi, sul sagrato si respira una profonda e mistica quiete, interrotta solo dal rumore sommesso dell’acqua.
Il paese di Villalago
Ci si sposta poi in auto per visitare il suggestivo e pacifico centro abitato di Villalago, uno dei borghi più belli d’Italia. Caratterizzato da viuzze di roccia e archi medievali, il paese si mostra nella sua veste più autentica, privo del consueto viavai di visitatori, regalando scorci intimi e silenziosi.
I ruderi di Frattura Vecchia.
Il viaggio prosegue salendo verso Frattura Vecchia (1260 m), il borgo fantasma distrutto dal violento terremoto del 1915. Camminare in solitudine tra i suoi ruderi calcarei – scheletri di pietra invasi dalla vegetazione selvatica – amplifica la sensazione di malinconica e solenne quiete del luogo. Con pochissimi turisti a zonzo, si esplorano i resti dell’antico fontanile in un silenzio quasi irreale, ammirando l’immenso panorama che domina la valle sottostante.
Il fascino intimo di Scanno.
La giornata tra i borghi si conclude a Scanno, il celebre paese dei fotografi. Nel tardo pomeriggio i vicoli stretti si presentano sgombri e silenziosi, permettendo di apprezzare appieno l’architettura dei palazzi gentilizi, le storiche botteghe orafe e l’eleganza dei portali in pietra senza dover schivare la calca. L’atmosfera è rilassata e autentica,  la mente si  perde nelle sue viuzze e il gusto nei suoi caratteristici biscotti .
LA SERA: L’arrivo al Rifugio Campitelli.
Lasciata la quiete dei borghi, si risale in auto verso l’isolamento selvaggio della montagna per raggiungere il Rifugio Campitelli (1420 m). Qui si viene avvolti dal calore della struttura e dalla splendida ospitalità di Daniela, la rifugista, che con la sua cura e la sua sincera gentilezza rende il soggiorno indizibilmente accogliente, offrendo il ristoro perfetto.
Con il calare del buio, la notte si fa pesta. Uscendo fuori dal rifugio nel silenzio fresco della sera, l’aria aperta regala le prime suggestioni: dai boschi circostanti salgono i primi bramiti della stagione degli amori. In questo momento della giornata i richiami mantengono un’intensità minore, più discreta, presentandosi come echi ancora distanti che interrompono delicatamente il silenzio della foresta e fanno da preludio all’escursione dell’indomani.
GIORNO 2: L’Anello Classico del Monte Meta.
[Rifugio Campitelli (Ore 8:00)] ➔ [Valle Fiorita / Sentiero L1] ➔ [Passo dei Monaci (1967 m)] ➔ [Monte Meta (2242 m)] ➔ [Rientro per Valle dei Biscurri / Sentiero M1] ➔ [Rifugio Campitelli]
La partenza tra la rugiada (Ore 8:00)
Alle otto in punto, dopo un’ottima colazione preparata da Daniela, si stringono gli spallacci dello zaino e si parte direttamente dal rifugio. L’aria di Settembre è frizzante e i prati sono bagnati da un fitto velo di rugiada che brilla ai primi raggi radenti.
L’ascesa per Valle Fiorita e lo spettacolo dei cervi
Il cammino si immette nella piana di Valle Fiorita, procedendo lungo l’asse iniziale del sentiero L1 con passo felpato sull’erba umida, mentre il Sole fa evaporare la rugiada in piccoli effluvi  di vapore. È proprio durante questa parte dell’ascesa che la musica cambia radicalmente: i suoni del bosco  si fanno continui, vicini e fortissimi. La valle si trasforma in un teatro acustico primordiale, dove i maschi dominanti bramiscono senza sosta, lanciando ranti profondi, rauchi e sordi che rimbombano con vigore contro le pareti rocciose, frantumando ogni silenzio.
Camminando immersi in questa colonna sonora, lo sguardo si sposta verso i versanti e le radure. Non ci sono incontri ravvicinati sul sentiero, ma lo spettacolo è straordinario: si aprono maestosi avvistamenti da lontano di branchi numeroissimi che si muovono guardinghi lungo i profili della montagna. Nascosti tra la vegetazione circostante si intuiscono o si incrociano i cacciatori di foto appostati e mimetizzati, immobili con i loro lunghi teleobiettivi per non disturbare la fauna. Guardando con attenzione, si riescono a scorgere anche alcuni esemplari maschi abbastanza vicini, che svettano fieri con i colli gonfi e i palchi imponenti, regalando una nitida percezione della loro potenza scenica  a incutere timore ai concorrenti prima  e scortando da lontano  piccoli branchi di cerve.

Il Passo dei Monaci e la conquista della vetta.
Il sentiero abbandona la valle e il paesaggio si fa rapidamente aspro e brullo. La rugiada scompare, i bramiti sfumano e lasciano spazio a un regno di sassi e sfasciumi calcarei che scricchiolano sotto gli scarponi. La salita è ritmica e costante. Le pareti rocciose attorno sono completamente nude e solitarie: i camosci oggi restano invisibili, lasciando che l’immenso coro e le maestose panoramiche sui branchi di cervi rimangano il ricordo faunistico assoluto della giornata.
Si guadagna così il Passo dei Monaci (1967 m), uno storico valico particolarmente ventoso dove le correnti fischiano e soffiano tra i massi. Da qui si attacca la piramide finale del Monte Meta (2242 m). L’ultimo strappo è ripido e faticoso, ma la croce di vetta ripaga di ogni sforzo: la vista spazia libera a 360 gradi sull’Appennino Centrale, immersa nel grande, immenso silenzio delle alte quote.

Il Panorama dalla Vetta.
Raggiunta la vetta, lo sguardo si spalanca su un orizzonte immenso a 360 gradi. Il Monte Meta, crocevia naturale tra Abruzzo, Lazio e Molise, offre una vista aerea mozzafiato: verso nord-est svetta l’aspra e selvaggia silhouette del Monte Petroso, mentre a sud si allungano le tormentate creste delle Mainarde. Oggi è una giornata abbastanza tersa e lo sguardo scivola lungo i declivi laziali fino a indovinare la linea argentea del Mar Tirreno e il profilo del Monte Circeo. Sotto i piedi, le grandi valli glaciali appaiono come profondi catini verdi e grigi, sospesi in un silenzio solenne d’alta quota che cancella ogni traccia di fatica.

La chiusura dell’anello sul Sentiero M1 (Valle dei Biscurri).

Dopo aver assaporato la solitudine della cima, si intraprende la via del ritorno imboccando il sentiero M1, che scende attraversando lo spettacolare anfiteatro d’alta quota della Valle dei Biscurri.
L’avventura con la fauna locale regala qui le susseguenti ed entusiasmanti sorprese. Proprio camminando in quota, lo sguardo viene catturato da meravigliosi avvistamenti di piccoli branchi di cervi che si muovono eleganti direttamente sulle creste della montagna, stagliandosi nitidi contro il cielo di settembre. Man mano che si perde quota, la roccia lascia nuovamente il posto ai pascoli e la montagna torna a cantare: si continua infatti a sentire distintamente il concerto dei bramiti risalire dalle valli profonde. La colonna sonora dell’amore dei cervi accompagna i passi fino al rientro nel bosco, cullati dal fruscio delle foglie secche della faggeta. Il cerchio si chiude perfettamente quando tra i fitti tronchi riappare il profilo accogliente del pianoro  Campitelli.
Ringraziamento Speciale:
Un grazie di cuore a Daniela, la rifugista del Campitelli, per la sua splendida ospitalità, la sua accoglienza calorosa e per aver reso questo weekend tra i borghi silenti e i cervi del Meta un’esperienza davvero perfetta e indimenticabile.

Testo G.U. Foto G.U. -F.S. Aqulini