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Cammino di Bisegno: due giorni a piedi nel cuore selvaggio della Laga
Prima giornata :l ‘acqua e San Bartolomeo – Torricella Sicura ➔ Torrente Vezzola ➔ S. Bartolomeo ➔ Poggio Valle (Sdjuno) ➔ Valle Piola (rifugio del Pastore)
Si parte la mattina di buon’ora da Torricella Sicura. Abbiamo un breve tratto di asfalto da digerire che però finisce quasi subito: un sollievo per i piedi e per la mente. Si guada agevolmente il Torrente Vezzola e, appena messi i piedi in acqua, capiamo che questo cammino non concederà nulla alla modernità. Ci si ritrova immediatamente a risalire il corso del torrente dentro una gola profonda, dove il Sole fatica a penetrare, regalando ampie zone d’ombra e l’accompagnamento sonoro dell’acqua che scorre limpida tra i massi muschiosi di arenaria.
Il sentiero sale costeggiando la corrente fino a quando, tra le fronde, spuntano le pietre antiche della Chiesa di San Bartolomeo a Villa Popolo, un gioiello d’arte sperduto tra i boschi che non ti aspetti di trovare. Una sosta qui, tra la chiesa e la fontanella, è d’obbligo. È proprio all’esterno, tra le antiche pietre della facciata, che scoviamo la prima delle tante tessere che ci accompagneranno come un filo d’Arianna lungo il percorso; tessere che formeranno, all’arrivo, il puzzle con il logo di Torricella Sicura. Quando apriamo il vecchio portone, entriamo in un silenzio che profuma di secoli: sopra la testa si dispiega lo spettacolare soffitto ligneo seicentesco dipinto a riquadri.
Il Cammino riprende con salita decisa verso Poggio Valle, un pugno di case in pietra sparse e assolate che, grazie a piccoli imprenditori locali, sta tornando alla vita. È qui che scatta – all’ombra della chiesa purtroppo chiusa e inagibile per le ferite del sisma – l’ora dello sdjuno, la tradizionale e robusta colazione di metà mattina abruzzese. Su un tavolo compaiono pecorino stagionato, salumi nostrani dal sapore sincero e un bicchiere di ottimo vino locale d’altura, nato da un progetto di recupero di vitigni di millenaria tradizione tra una piccola azienda e l’Università di Teramo, i cui tralci rinsevatichiti abbiamo incontrato proprio durante la risalita.
Da qui in avanti si cammina sulla sterrata calcinata dal Sole dove i rari alberi creano coni d’ombra che riparano dal caldo , il Monte della Farina sullo sfondo e in lontananza le alte cime dell’Appennino teramano . La prima giornata del Cammino scorre così, nel silenzio della montagna immersi nel battito dei propri passi e nel verde fitto della Laga. Arriviamo finalmente a Valle Piola nel primo pomeriggio quando la luce è un riverbero caldo, dorato e denso che sembra rallentare lo scorrere del tempo e sospendere ogni cosa in una quiete immobile . Nel borgo fantasma abbandonato dagli anni ’70 il tempo si è fermato e stringe il cuore con le sue case in pietra calcarea ormai preda della vegetazione. Eppure, in mezzo a questo silenzio irreale, c’è un punto vivo: il Rifugio del Pastore . Arrivare , trovare facce amiche e varcarne la soglia significa ritrovare il calore dell’accoglienza . E dopo avere assemblato il puzzle del logo di Torricella Sicura con le tessere raccattate lungo il Cammino arriva la sera . E con la sera tutti a tavola insieme, a raccontarci la giornata di cammino godendo della tradizionale cucina teramana: il formaggio fritto , li surgit (gli gnocchi), la carne alla brace cotta a puntino e la genziana della casa .
E’ notte fuori dal rifugio il buio è totale, profondo, con un cielo stellato così nitido che sembra di poterlo toccare. E ora di andare a dormire ci vediamo domani mattina .
Seconda giornata: i grandi crinali e l’incontro con le greggi –Valle Piola ➔ Acquaratola ➔ Crinali ➔ Valle Castellana
La mattina l’aria è frizzante e punge il viso. Lasciata Valle Piola, il Cammino cambia radicalmente scenario. Dopo il bellissimo e ombroso sentiero che ci porta ad Acquaratola ( altro borgo abbandonato dalle antiche origini gotiche e storico feudo della mensa vescovile ) la carrareccia sale in quota regalando ampi affacci e uscendo definitivamente dal bosco.
Quassù, dove la vista si libera e spazia verso il Gran Sasso, i Sibillini, i Monti della Laga e la striscia blu del mare Adriatico, si entra nel regno vero della pastorizia d’altura. Mentre camminiamo accompagnati dal suono sommesso delle nostre voci, ecco l’incontro che aspettavamo fin dal mattino. Dietro un dosso, girata una curva, i prati si coprono di un tappeto bianco: centinaia di pecore al pascolo si muovono lente sui pendii. Poco più indietro il pastore, appoggiato al suo bastone nodoso, mentre i grandi cani da pastore abruzzese vigilano calmi ma attenti sul territorio, pronti a difendere il gregge. Fermarsi a parlare con loro quassù, sospesi tra terra e cielo, ha il sapore dei chilometri e delle stagioni passate in solitudine, custodi di una transumanza che resiste al tempo.
Dopo questo incontro autentico inizia la lunghissima e panoramica discesa verso Valle Castellana. Il tracciato si snoda tra gole selvagge e scivoli di arenaria, attraversando faggete e boschi curati di castagno già carichi di frutti. Più in basso compaiono i vecchi paesi con le case merlettate, testimonianza di resilienza, brigantaggio e amore viscerale per questi territori al confine con le Marche.
Ci siamo: siamo a Mattere (il cui nome significa “guglie di pietra”, indice della sovrapposizione degli idiomi del pastore transumante), con le sue case ottocentesche e la seicentesca Chiesa di San Lorenzo. Siamo arrivati, ce l’abbiamo fatta! Dopo tanto camminare ed esplorare, ci accoglie la nostra meta: Valle Castellana, paese di frontiera su terre di briganti. Possiamo così chiudere questo primo capitolo del Cammino di Bisegno sui luoghi custodi dell’anima più vera dell’Appennino.
Nella nostra mente però, mentre ci togliamo gli scarponi e la memoria torna a cercare i panorami goduti lo sentiamo e lo pensiamo con forza: questo viaggio non finirà qui. Le tessere del puzzle raccolte finora compongono solo una parte del disegno; altre storie, altri borghi nascosti e altri sentieri dimenticati ci aspettano e attendono di essere scoperti oltre la prossima cresta. Il cammino si ferma per stasera, ma i piedi e il cuore sono già rivolti ai prossimi orizzonti del Cammino di Bisegno nel cuore selvaggio della Laga.
Buon Cammino, ci vediamo alle prossime tappe!
Testo G.U. – Foto di tutti i partecipanti
Il CAI “Sezione Gran Sasso d’Italia” – Teramo e tutti i partecipanti al Cammino ringraziano sentitamente per il prezioso contributo alla realizzazione del Cammino di Bisegno:
- Il Comune di Torricella Sicura
- La Pro Loco di Torricella Sicura e i suoi volontari
- Il B.I.M.(Bacino Imbrifero Montano – Valle del Vomano e del Tordino)
- La Cantina Villa Colle di Ioannella
































