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1MARZO MONTE CAPPUCCIATA INTERSEZIONALE CAI TERAMO -CAI ARSITA

LA MERAVIGLIA DI AVER VISTO QUALCOSA CHE NON SAPEVAMO DI CERCARE

Partire per andare in montagna in una giornata cosi  con il cielo chiuso e l’aria che sa  di umido e  tristezza  significa avere un grande amore per la montagna o fidarsi tanto delle previsioni. Le nuvole sono basse, grigie, e avvolgono ogni cosa. salendo verso  Castel del Monte l’idea è quella di una giornata difficile: visibilità incerta, luce piatta e  la montagna nascosta.  Continuiamo a salire con la macchina  verso il Rifugio Ricotta   con la speranza segreta della luce e del Sole ed ecco che dopo qualche centinaia di metri di dislivello il  grigio svanisce, sostituito da un blu cobalto che sembra dipinto. Ci fermiamo a siamo arrivati  al  Rifugio Ricotta, mettiamo gli scarponi, possiamo iniziare la nostra escursione con il Sole come avevamo sperato.

Il sentiero è inizialmente un corridoio fantasmagorico tra i faggi: i rami hanno già le prime gemme, nel bosco incontreremo la neve croccante e  squarci del Voltigno  con i suoi pascoli monocromatici  in attesa fra qualche giorno di colorarsi di verde. Intanto la vista corre  alla ancora bianca piana di Campo Imperatore e alla sua corona reale di montagne con il Gran Sasso che regna possente. Risaliamo il Monte Cappucciata e  arrivati al cippo sommitale  restiamo  senza parole .davanti a noi un oceano di nuvole compatto  : il Gran Sasso e la Majella emergono come giganti di roccia da una spuma bianca infinita ,laggiù di fronte a noi il Sirente e ancor più lontano le montagne del Parco Nazionale  dell’Abruzzo e del Molise .  La fotografia è perfetta: montagne che galleggiano  nel cielo. la linea dell’orizzonte divide il mondo in due ,sotto il regno dell’ombra e del vapore, sopra noi avvolti dal  Sole che illumina e scalda l’anima.

In basso, la storia è scomparsa, ma lo  sappiamo che sotto quel mantello di spuma ci sono  i paesi , c’è incastonata tra le rocce Rocca Calascio,  ci sono  le pietre bianche di Santo Stefano di Sessanio, c’è Ofena gemma  tra le vigne e Castelvecchio Calvisio  con  le sue  case-mura che sembrano un labirinto di pietra. Tutto è livellato, uniformato, cancellato da una coltre che non lascia passare neppure un barlume di vita e ci pervade quasi un senso di mistica solitudine nel sapere che quei paesi sono lì, a poche migliaia di metri in linea d’aria con con  tante  persone immerse a svolgere il loro vivere . E ora di tornare,
 camminiamo  ancora inondati dalla  luce dorata  sullo sfondo  la Piana di Campo Imperatore sipario lontano   luminoso e in noi  la  sensazione , la meraviglia di aver visto qualcosa che non sapevamo di cercare nonché di  quanto la montagna possa sorprendere ,regalando orizzonti sospesi tra terra e  infinito  nascondendoci  il quotidiano.
Testo G.U. Foto A. Pilotti