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GIOVEDI’ 6 AGOSTO: OLTRE L’IMBUTO DEL VALLONE DI SAN PIETRO FINO ALLA CIMA DI PIZZO SAN GABRIELE

Il Gran Sasso non concede sconti. La partenza dal Vallone di San Pietro è un’immersione nel silenzio prima sul sentiero che si inerpica erto  nella faggeta e poi dopo u n traverso nell’imbuto del Vallone di San Pietro .
La cresta   verde  delle  Fienare,  accompagna la fatica con il suo profilo severo sulla nostra sinistra  mentre i contrafforti rocciosi e  stratificati del San Gabriele ascendono con noi sulla destra. Si sale su pendii erbosi, a volte brevi pietraie, cercando di seguire la flebile traccia e il percorso meno  faticoso.  La volontà supporta lo sforzo ogni metro di ascesa viene conquistato rendendo sempre più vicina quella linea che vediamo su in alto. Saliamo tutti e come in un incantesimo lo  sforzo svanisce quando si tocca la cresta del Pizzo San Gabriele: quassù, sotto un Sole splendente, l’intera Valle Siciliana con i suoi borghi, le sue strade e la sua gente si stende ai piedi della cima, allungandosi oltre le colline fino alla linea del cielo, dove il mare Adriatico si intravede appena come una sottile striscia lucente all’orizzonte. Siamo in vetta e qui la gioia raddoppia grazie all’incontro con altri amici del CAI, con cui si condividono  il panorama ,  le risate , le battute  e le  foto come fa la gente che  va in  montagna e  si ritrova insieme.
La discesa:  arriva la pioggia al bivio di Casale.
Il quadro terso cambia durante la discesa, già a Vado di Corno le prime nubi e i tuoni in lontananza. Al bivio di Casale, nel bosco sopra San Pietro, il tempo si guasta definitivamente  e una pioggia forte investe il sentiero, filtrando tra le fronde. La terra del sottobosco si impasta in un po’ di fanghiglia che riduce l’aderenza, mentre il tracciato si rivela ostacolato da diversi alberi caduti di recente. Il rientro richiede attenzione: si scavalcano i tronchi bagnati, si passa sotto i rami carichi d’acqua e si aggirano i settori interessati dalle frane.
Poi, la perturbazione cessa di colpo. All’uscita dal bosco le macchine sono lì e l’aria è pulita. Accoglie il rientro lo stesso sole della mattina, caldo, capace di scaldare l’asfalto e che, negli ultimi metri di cammino, riesce quasi del tutto ad asciugare i vestiti. Mentre apriamo le portiere, sui nostri volti c’è solo un sorriso enorme: siamo sporchi di terra ancora un pò bagnati  ma profondamente felici per aver vissuto l’anima più selvaggia, imprevedibile e autentica del Gran Sasso.
A San Pietro ci aspetterà un inaspettato terzo tempo con la birra della festa del paese.
Grazie a tutti partecipanti di questa splendida e indimenticabile giornata.
 TESTO G.U. FOTO F.S. AQUILINI -G.U.