La riscoperta delle montagne minori. : Croce del Monte Marine e anello dei dei Tre Rifugi .
Questo sentiero creato, elaborato e curato con passione è un sentiero vivo, testimonianza di resilienza della comunità di Pizzoli che ha voluto così ricordare la tragedia del terremoto.
Arrivati al Castello di Pizzoli con molti dubbi sul meteo ci siamo allacciati gli scarponi e abbiamo iniziato a salire . Il Sole annunciato si faceva pregare e nuvole nere con minacce velate nel cielo grigio erano sulle nostre tracce . Il sentiero parte subito in salita si entra nella faggeta che ci accoglie umida, silenziosa e odorosa di foglie, si sale in compagnia del proprio respiro e delle voci basse fino ad affacciarsi sulla valle dell’Aterno , la nebbia è sopra di noi ma in basso ci sono scorci di luce sulla valle . Appena un momento per prendere il tempo e il ritmo della salita eccoci al Rifugio Chicchirichì punto dove i cacciatori o i boscaioli si ritrovavano alle primissime luci dell’alba, pronti a partire quando il gallo “faceva chicchirichì” , qui la prima sosta e il dubbio si sale o non si sale? Ci fidiamo delle previsioni continuiamo a salire e sale anche la pressione atmosferica , la nebbia si dirada mentre il Sole timoroso gioca a nascondino tra le nuvole ancora nere . Siamo sul sentiero Martinelli a ricordo del giovane Federico amante della montagna e scomparso prematuramente a cui, sempre per il legame profondo della sua gente e il territorio, è stato dedicato l’omonimo rifugio. Al bivio prendiamo per la Croce del Monte Marine qui la foto di gruppo e un velo di neve che ci accompagnerà fino al Martinelli camminando in cresta sul pietrisco calcareo calpestando storie di epoche lontane evocanti boscaioli e pastori dediti a raccogliere i frutti di una sussistenza appena sufficiente. Peccato le nuvole ma, al Martinelli qualcosa si apre ed ecco il balcone naturale sull‘Alta Valle dell’Aterno con gli abitati di Pizzoli e Barete, che appaiono perfettamente incastonati nel paesaggio rurale. Come lo è il rifugio perfettamente integrato nell’ambiente montano. solida costruzione in pietra locale e legno, ristrutturata con cura e amore piccolo gioiello e ideale luogo di contemplazione. Dal Martinelli, dopo la sosta e un momento di ristoro, ci stacchiamo a malincuore per procedere inizialmente in quota e a seguire una discesa costante ma mai troppo ripida su un sottile e soffice strato nevoso ed eccolo laggiù quasi all’improvviso l’ultimo rifugio frequentato da pastori : piccolo eremo, circondato da sorgenti che evoca con il nome della figura votiva “Santa Pupa” il proprio aspetto e il suo carattere accogliente e ospitale. Adesso il percorso abbandona l’anello principale dei rifugi per puntare verso ovest/sud-ovest, addentrandosi nel cuore della valle Donica facendoci traversare il fosso con impluvi accompagnati dal gorgoglio dell’acqua sotto una maestosa volta di faggi che quando si dirada lascia scorci verso la grande valle e i borghi sottostanti. Scendiamo con svolte agevoli arrivando da una vecchia mulattiere all’abitato nella parte alta di Barete e da qui su tratto asfaltato alle macchine parcheggiate al Castello Dragonetti
Questo è la cronaca di una giornata vissuta tra tre rifugi, boschi fatati, infinti panorami sulla montagna . resiliente e viva della gente di Pizzoli.
TESTO : G.U. -FOTO : A. PILOTTI .- F.S. AQUILINI
FOTO : A. PILOTTI
FOTO : F.S. AQUILINI





















