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GIOVEDI’ 5 FEBBRAIO LA RISCOPERTA DELLE MONTAGNE MINORI:CROCE DEL MONTE MARINE E ANELLO DEI DEI TRE RIFUGI

 

La riscoperta delle montagne minori. : Croce del Monte Marine e anello dei dei Tre Rifugi . 
Questo sentiero creato, elaborato e curato con  passione  è un sentiero vivo,  testimonianza di resilienza della  comunità di Pizzoli  che ha voluto così ricordare la tragedia del terremoto. 
Arrivati al Castello di Pizzoli con molti dubbi sul meteo   ci siamo allacciati gli scarponi e abbiamo iniziato a salire . Il Sole annunciato si faceva pregare e nuvole nere con minacce velate nel cielo grigio erano sulle nostre tracce . Il sentiero parte subito in salita si entra nella faggeta che ci accoglie  umida, silenziosa e odorosa di foglie, si sale in compagnia  del proprio respiro e delle voci basse  fino ad affacciarsi sulla valle dell’Aterno , la nebbia è sopra di noi ma in basso ci sono  scorci di luce sulla valle .  Appena un momento  per prendere  il tempo e il ritmo  della salita eccoci  al Rifugio Chicchirichì punto dove i cacciatori o i boscaioli si ritrovavano alle primissime luci dell’alba, pronti a partire quando il gallo “faceva chicchirichì”  , qui la prima sosta  e il   dubbio si sale o non si sale? Ci fidiamo delle previsioni  continuiamo  a salire   e sale anche la pressione atmosferica , la  nebbia si dirada  mentre il Sole timoroso  gioca a nascondino tra le nuvole ancora nere . Siamo sul sentiero Martinelli a ricordo del  giovane Federico  amante della montagna e scomparso prematuramente a cui, sempre per il  legame profondo della sua gente e il territorio, è stato dedicato  l’omonimo rifugio. Al bivio prendiamo per la Croce del Monte Marine qui la foto di gruppo e un velo di neve che ci accompagnerà fino al Martinelli camminando in cresta sul  pietrisco calcareo calpestando   storie di epoche lontane  evocanti  boscaioli e pastori dediti  a raccogliere i frutti di una sussistenza appena sufficiente. Peccato le nuvole ma, al Martinelli  qualcosa si apre ed ecco il  balcone naturale sull‘Alta Valle dell’Aterno con gli abitati di Pizzoli e Barete, che appaiono perfettamente incastonati nel paesaggio rurale. Come lo è il rifugio perfettamente integrato nell’ambiente montano. solida costruzione in pietra locale e legno,    ristrutturata con cura  e amore  piccolo gioiello e ideale luogo di contemplazione. Dal Martinelli, dopo la sosta  e un momento di ristoro,  ci stacchiamo a malincuore  per procedere inizialmente in quota e a seguire una discesa costante ma mai troppo ripida su un sottile e soffice strato nevoso ed eccolo laggiù  quasi all’improvviso  l’ultimo rifugio frequentato da pastori : piccolo eremo, circondato da sorgenti che  evoca con il  nome della figura votiva “Santa Pupa”  il proprio  aspetto e il suo carattere accogliente e ospitale. Adesso il percorso abbandona l’anello principale dei rifugi per puntare verso ovest/sud-ovest, addentrandosi nel cuore della valle Donica facendoci traversare il fosso con impluvi   accompagnati  dal  gorgoglio dell’acqua sotto una maestosa volta di faggi  che quando si dirada lascia  scorci verso la grande valle e i borghi sottostanti. Scendiamo con svolte  agevoli  arrivando   da una  vecchia mulattiere  all’abitato nella  parte alta di Barete e da qui su tratto asfaltato alle macchine parcheggiate al Castello Dragonetti
Questo  è la cronaca  di una giornata vissuta tra tre rifugi, boschi fatati, infinti panorami  sulla   montagna  . resiliente e viva  della gente di Pizzoli.
TESTO : G.U. -FOTO : A. PILOTTI .- F.S. AQUILINI
FOTO : A. PILOTTI

 

 

 

 

 

 

 

 

FOTO : F.S. AQUILINI